Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Me ne andavo un mattino a spigolare
quando ho visto una barca in mezzo al mare:
era una barca che andava a vapore,
e alzava una bandiera tricolore.
All’isola di Ponza si è fermata,
è stata un poco e poi si è ritornata;
s’è ritornata ed è venuta a terra;
sceser con l’armi, e noi non fecer guerra.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra,
ma s’inchinaron per baciar la terra.
Ad uno ad uno li guardai nel viso:
tutti avevano una lacrima e un sorriso.
Li disser ladri usciti dalle tane:
ma non portaron via nemmeno un pane;
e li sentii mandare un solo grido:
Siam venuti a morir pel nostro lido.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro
un giovin camminava innanzi a loro.
Mi feci ardita, e, presol per la mano,
gli chiesi: – dove vai, bel capitano? -
Guardommi e mi rispose: – O mia sorella,
vado a morir per la mia patria bella. -
Io mi sentii tremare tutto il core,
né potei dirgli: – V’aiuti ‘l Signore! -
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Quel giorno mi scordai di spigolare,
e dietro a loro mi misi ad andare:
due volte si scontraron con li gendarmi,
e l’una e l’altra li spogliar dell’armi.
Ma quando fur della Certosa ai muri,
s’udiron a suonar trombe e tamburi,
e tra ‘l fumo e gli spari e le scintille
piombaron loro addosso più di mille.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Eran trecento non voller fuggire,
parean tremila e vollero morire;
ma vollero morir col ferro in mano,
e avanti a lor correa sangue il piano;
fun che pugnar vid’io per lor pregai,
ma un tratto venni men, né più guardai;
io non vedeva più fra mezzo a loro
quegli occhi azzurri e quei capelli d’oro.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
(Ogni volta che la sento, rimango incantato, mia madre l’ha studiata alle elementari, quest’anno farà 57 anni, e nonostante tutto i primi due versi se li ricorda ancora perfettamente a memoria.)
23 Giugno , 2008 alle 9:18 pm |
mamma mia……..ho ricordato il brivido di quando la recitavo.L’ho imparata a memoria anni fa,come tua madre l’ho studiata anche io alle elementari.Mi piaceva,mi piaceva molto.E mi piace,sempre molto.
24 Giugno , 2008 alle 7:49 pm |
- keyr: mi fa molto piacere!
23 Agosto , 2008 alle 4:44 pm |
Ritengo “La Spigolatrice di Sapri” una poesia un pò decadente che nasconde delle verità che la storiografia ufficiale risorgimentale continua a tacere perchè ha paura di rivelare. La storia la fanno i popoli, ha detto qualcuno, ma sono i vincitori che ce la raccontano distorcendola, nascondendola e spesso negandola. A quando un revisionismo del nostro Risorgimento basato sulla verità fondata sulla ricerca storica?
9 Novembre , 2008 alle 4:01 pm |
bella poesia la devo ancora studiare
19 Novembre , 2008 alle 4:30 pm |
fa skifoooooo sta poesia…te fa veni il latte alle ginocchia..io l’ho ftt sl perkè er prof mio me lo ha kiesto sennò k a faceva..vb ciaoooooooooooooooooooo un bacio da casalotti a capitale..
30 Novembre , 2008 alle 11:35 am |
m serve urgentissimo ora il commento della spigolatrice di sapri..!!!!!pleaseee
28 Febbraio , 2009 alle 6:00 pm |
è bellissima
26 Aprile , 2009 alle 8:41 pm |
Grazie a Luigi Mercantini per averci dato queste parole che arrivano a toccare il cuore. Grazie a lui non potremo mai dimenticare quei trecento ragazzi che si sono immolati per la nostra unità e per la nostra libertà
25 Giugno , 2009 alle 2:52 pm |
Visto la scogliera dove Mercantini ha immaginato fosse la Spigolatrice e comunque tutta la zona da Sapri verso Maratea (dove tutto poteva esserci ma non il grano) perchè “a spigolare”? Si deve prendere come una libertà poetica?
15 Settembre , 2009 alle 4:50 pm |
Ancora oggi, dopo tanti anni, non riesco a terminare la lettura senza che mi si inumidiscano gli occhi per la commozione.