Archivio per la categoria ‘The name’

Sempre Peggio

10 Dicembre , 2007

 

- Lo so che stai male, ma pensa che c’è qualcuno che sta sempre peggio di te, ora non so bene cosa ti sia successo, certo capisco che qualche problema ci sia, si vede che sei pensieroso, malinconico, triste, ma datti forza, pensa a chi sta peggio di te, guarda per esempio Concetta, in un mese la mamma si è rotta il femore, in questi giorni sono due anni che gli è morto il marito, la sorella ha scoperto di avere un brutto male poche settimane fa ed in più ieri sera gli è morto il padre…

[…senza parole…]

Anna (L’amica)

19 Luglio , 2007

- ciao sono Isma, come va?
- come vuoi che vada, va sempre peggio…
- che è successo?
- Anna non ci parla più, non viene più a trovarci, è sparita, si fa negare, non prende più le pasticche, un casino…
- come mai? Colpa del marito?
Il marito è rumeno, da italiano medio certe volte viene spontaneo scaricare la colpa a persone come lui.
- no, no, anzi. Lui è una brava persona…

Dopo un po’ di giorni, Anna chiama…

- Anna tuo padre e tua madre sono molto in pensiero per te…
- non me ne frega nulla, per me mia madre può anche morire…
- non dire cosi…e tua madre adottiva ma è pur sempre tua madre…
- non è pur sempre mia madre, è una bastarda come lo è sempre stata fin da quando ero bambina, fin da quando non mi lasciava giocare, fino da quando non mi faceva toccare i giocattoli che mi comprava per farsi vedere dalla gente che me li comprava, una madre non ti impone che comprarti, che studiare, come vestire, chi frequentare! Tra lei e me, chi ha bisogno dello psicologo non sono io! Mi imbottisce di psicofarmaci, mi tratta male, una vera madre non si comporta come lei, una vera madre non cerca, in tua presenza, di BACIARE TUO MARITO!

SENZA PAROLE

Micetto a Chi?

25 Marzo , 2007

Dopo molte volte che disertavo mi sono deciso ad uscire una sera con Saverio.
Martedì sera ci siamo ritrovati a Terracina, fuori c’era gia di per se un tempo pessimo, la voglia in me era assopita chissà dove e tutto lasciava presagire che non sarebbe stata una bella serata.
Molte volte non riesco a capire se sono bravo io a prenderci, ad indovinare le cose per essere chiaro o se sono bravo a tirarmi dietro la malasorte.
Come è arrivato si è messo dietro di me ed aspettava, io non curante aspettavo lui, pioveva non avevo voglia di scendere dalla mia macchina per entrare nella sua, mi suona, gli suono, scende dalla sua macchina, si avvicina alla mia, bussa al finestrino è mi fa:
- scendi, andiamo con la mia.
Scendo, salgo nella sua macchina, non faccio in tempo a parlare che gia mi chiede:
- hai qualche posto in particolare dove vuoi andare?
Ed io:
- andiamo a berci qualcosa.
Lui:
- no ti porto in posto dove non sei mai stato.
Parte ed inizia ad imboccare la statale.
Entra in una stradina ed arriva in una piazzola vicino al mare.
Poi con molta nochalance mi dice che quello era un posto che aveva scovato lui dopo la sera in cui ci eravamo conosciuti, ovvero, finita la serata, tornando verso casa, era andato in cerca di un luogo isolato per stare con me, problema grave visto che io non volevo stare isolato con lui.
Si parla del più e del meno, o meglio parlava visto che è dotato di una notevole parlantina, fino a quando non inizia a spogliarsi, in pochi istanti me lo sono ritrovato in mutande che voleva stendersi vicino a me, visto che però da parte mia non trovava complicità, più volte ha tentato di slacciarmi i jeans o di togliermi la felpa senza però riuscirci.
Prendendo poi le mie mani con le sue, cercava di farsi toccare in tutti i posti possibili, naturalmente senza mai riuscirci.
Non curante di me, che cercavo di fargli capire che stava esagerando, mi ha tolto una scarpa, mi ha preso il piede e mentre provava a sfilarmi il calzino, volontariamente, gli ho tirato un calcio e l’ho colpito sul viso.
La sua reazione è stata quella di dirmi:
- allora permetti questo
Cosi facendo si è sfilato le mutande e con fare poco elegante cercava di buttarsi addosso a me dicendomi:
- fammi strusciare contro di te.
Non ci ho visto più, l’ho preso per il collo, gli ho sbattuto e premuto il viso contro il finestrino e gli ho detto:
- forse non hai capito, io non sono venuto per scopare
A stento a risposto:
- nemmeno io.
- allora piantala
- no io adoro essere in intimità con te
- in intimità, così, come te, nudo, io ci sto con qualcuno per cui IO provo qualcosa di più di un
  legame semplice di amicizia, se te così sei in intimità con me e ti piace, io, così, non lo sono con
  te, lo capisci o no?
Naturalmente la serata è finita così, mi ha riportato alla macchina e me ne sono ritornato a casa.
Durante il ritorno mi chiedevo se può una persona passare una vita con un individuo del genere, uno che non ti ascolta, logorroico, privo di rispetto altrui, la risposta naturalmente è stata negativa, ma nonostante la capocciata che gli ho fatto dare al vetro, come sono entrato in casa mi è arrivato un suo sms dicendomi: “Micetto, pensavo che non ho la tua e-mail, me la vuoi dare?così possiamo comunicare di più di qualche sms, che ne dici?”

dico che prima che ti risponderò ne passerà di acqua sotto i ponti…!”

Paolo

14 Gennaio , 2007

Riferendoti alla “Contessa di Polignac” hai detto:
- Il mondo gay va in rovina per soggetti come lui…
Solo perché aveva dei zatteroni, era truccato, era pieno di brillantini, visibilmente effeminato e parlava troppo dicendo cose magari senza senso, ma divertenti.
Poi hai aggiunto:
- Sai, è da molto che non ti sogno nei miei soliti sogni erotici e mi dispiace perché sognarti, per me, è sempre un piacere…
Mi stringi e mi riempi di baci, coccole e carezze.
Paolo il mondo gay non va in rovina a causa di soggetti come lui, ma per colpa di quelli come te.
Mi hai detto più volte che ti piaccio, dici che sono il tuo “armadione preferito” a tutti i tuoi amici, mi dici quando mi sogni e mi descrivi tutto: dalle posizioni al numero delle volte che arrivi al piacere, ti piace quando ti stringo ed ogni volta su Messenger non fai altro che chiedermi la data del nostro futuro incontro, coincidente sempre con qualche sabato in disco.
Ti ho chiesto il numero e tu mi hai detto:
- Evita di mandarmi sms, di farmi chiamate inutili, di scorrere la tua rubrica e di farmi squilli perché non hai nulla da fare e mi pensi!
Mi sono stato zitto, non ho detto nulla, nemmeno ti ho chiesto:
- Che te lo sei comprato a fare il cellulare?
Un giorno ho preso il coraggio a due mani e ti ho detto:
- Se mi sogni spesso, se ti piaccio, se mi vedi l’oggetto sessuale dei tuoi desideri, perché non ci frequentiamo?
Mi hai risposto:
- Mi spiace io credo solo nei colpi di fulmine e con te non è scattato, quindi, è inutile che ci frequentiamo!
E poi fai cosi, puntualmente ti attacchi, ti strofini, mi baci, mi abbracci e come ieri sera alla domanda del tuo amico:
  – Perché non vi fidanzate?
Rispondi:
- Io vorrei è lui che non vuole…
Il mondo gay, come dici te, fa schifo a causa tua e di tutti quelli come te, che se ne sbattono dei sentimenti altrui, a cui sembra tutto facile ma in realtà è tutto effimero, che lanciano sassi e nascondono le mani, che della vita e delle persone non hanno ancora capito nulla, che sono solo capaci a guardarsi intorno, giudicare, parlare male del prossimo e rimanere in mano con un pugno vuoto, dire che il mondo fa schifo e piangere di notte a causa della sofferta solitudine interiormente premeditata, e questo è il vero motivo perché ieri sera, con la banale scusa di dover andare al bagno, mi sono alzato e per l’intera serata non mi hai più visto.

Gianmarco

13 Gennaio , 2007

Avete mai avuto un cuginetto che vi fa morire dal ridere come il mio? Non credo proprio…
Giammarco è il figlio della figlia di mio zio, ovvero, mio cugino di secondo grado, fa la terza elementare, è altino per la sua età e rispetto agli altri suoi coetanei, ma ha una caratteristica in più, una peculiarità che lo distingue.
Non si sa il perché, non si sa come mai, non si sa da cosa dipende, però andare in giro con lui è uno spasso, esempio (fatto realmente accaduto):
Nel pollaio, Gianmarco e la nonna:
- Nonna posso portare io le uova?
- Va bene ma attento a non farle cadere…tieni
- Nonna ma le galline le uova da dove le fanno?
- Dal culo..
- Che schivo…bluuuuuuuuuuuuaaaaaaaaaah
E cosi oltre a romperle tutte ci ha anche rimesso sopra.

Un’altra volta, invece, sempre in mia presenza, nel cortile di casa:
- Gianmarco, guarda un bruco…
- Che schifo…bluuuuuuuuuuuuuuaaaaaaaaah

Lucertole, bruchi, scarafaggi, cose che lui ritiene schifose, basta poco a farlo rimettere.
Quando vanno in giro con la scuola, mia cugina, è l’unica mamma che partecipa su richiesta delle maestre stesse, con un cambio sempre a portata di mano.
Se sei in bagno a fare i bisogni, lui non entra, all’inizio dell’anno, le maestra hanno mandato a chiamare mia cugina perché non sapevano il motivo per cui vomitasse spesso anche in classe, poi sotto tortura, ha confessato che la causa di tutto era il suo compagno di banco perchè faceva le puzzette troppo puzzolenti.
Quindi, la cosa brutta è che quando siamo tutti insieme e magari vuoi fare il furbo e mollare una “molotov” senza farti scoprire, non puoi perché c’è il bimbo spia in azione, però, sinceramente, io le faccio ugualmente tanto ha anche uno stomaco di ferro visto che dopo rimesso mangia tranquillamente tutto quello che gli capita sotto tiro.

ANNA

23 Dicembre , 2006

Sei nata come la sesta figlia in una famiglia numerosa, una famiglia modesta governata da un uomo dolce e difficile da capire. Con i tuoi cinque fratelli hai vissuto il periodo più difficile della tua vita, in particolar modo quando tua sorella più grande, rimasta incinta per difendere un amore contrastato da tutti, è scappata di casa ed è andata a costruirsi una famiglia nel nord Italia, e di conseguenza di sei ritrovata ad otto anni ad impastare la tua prima pagnotta di pane da sola. Hai dovuto rimboccarti le maniche, a quattordici anni già partivi in bicicletta di mattina presto per andare a lavorare sotto le serre, più di dieci chilometri al giorno, dieci ore di lavoro ed il maledetto ed odiato ritorno a casa, la paga mensile andava tutta reinvestita per le spese di gestione familiare, a te aspettavano solo 5 lire per un cartoccetto di carta con un pò di farina di castagne che la domenica sera, con un pò di latte, era la tanto sospirata cena da regina che attendevi con anzia dal lunedì mattina. La morte di tuo padre è stato un evento traumatico, tua madre rigida e severa, aveva il compito arduo di allevare sei figli da sola, ed il più delle volte ti sei ritrovata soffocata da problemi e responsabilità che non ti aspettavano di diritto. Ti sei sposata, il nuovo ambiente ti era astio, il padre dello sposo invidioso della tua nuova famiglia, stava sempre in campana per progettarti qualche piccolo dispetto, e non curante di tutto ciò, hai seguito fino all’ultimo giorno il supplizio della moglie malata, ti sei fatta carico di liti anche nel periodo della dolce attesa, sempre per portare avanti l’ideale che hai mantenuto fermo in te. Il resto della vita l’hai passato sopportando sempre grandi fatiche, una vita fatta di stenti anche quando in giovane età si è ammalato tuo marito. La sua salute messa in discussione da una malattia mai diagnosticata, le tue ansie, le tue pene, i viaggi a Roma, due bambini piccoli, i soldi che non ti bastavano mai, lo stipendio da finanziera era poco, e solo per le cure di tuo marito servivano 96.000 lire al giorno, per acquistare dei medicinali, sperando che gli sarebbero potuti servire per farlo migliorare. Ti sei ritrovata, negli anni ‘80 un marito allettato, privo di sensibilità alle mani ed ai piedi, due figli piccoli, e nonostante tutto, da te stessa o dalla tua forte fede, hai trovato il coraggio di andare avanti. Eri anche a casa da sola quando, quella mattina, tuo marito in preda ad un infarto si è accasciato sulla sedia e con un’enorme forza e con le lacrime agli occhi, hai messo tutta te stessa e tutta la tua forte energia vitale per sostenerlo con la sedia e non farlo cadere, li hai guardato il viso del Cristo, quel santino che hai nel quadro in cucina e implorandolo hai semplicemente detto: “Ti prego aiutami tu che siamo rimasti solo noi due!” Fortunatamente, poi, è passata anche quella, ed ora ti ritrovi con una casa scaturita dal sudore di mille fatiche ed innumerevoli sacrifici, un marito che ti deve tutto e che ti ama, mantenendo vivo il sentimento per te dopo i 32 anni di matrimonio, i tuoi tre figli, e la voglia di andare avanti nonostante la vita per te non è mai stata semplice. Credo che di persone come te ce ne siano poche al mondo, sei il punto fermo di tutta un’esistenza, per questo e per altri mille motivi non smetterò mai di dirti: BUON COMPLEANNO, TI VOGLIO BENE, MAMMA.