ANNA

Sei nata come la sesta figlia in una famiglia numerosa, una famiglia modesta governata da un uomo dolce e difficile da capire. Con i tuoi cinque fratelli hai vissuto il periodo più difficile della tua vita, in particolar modo quando tua sorella più grande, rimasta incinta per difendere un amore contrastato da tutti, è scappata di casa ed è andata a costruirsi una famiglia nel nord Italia, e di conseguenza di sei ritrovata ad otto anni ad impastare la tua prima pagnotta di pane da sola. Hai dovuto rimboccarti le maniche, a quattordici anni già partivi in bicicletta di mattina presto per andare a lavorare sotto le serre, più di dieci chilometri al giorno, dieci ore di lavoro ed il maledetto ed odiato ritorno a casa, la paga mensile andava tutta reinvestita per le spese di gestione familiare, a te aspettavano solo 5 lire per un cartoccetto di carta con un pò di farina di castagne che la domenica sera, con un pò di latte, era la tanto sospirata cena da regina che attendevi con anzia dal lunedì mattina. La morte di tuo padre è stato un evento traumatico, tua madre rigida e severa, aveva il compito arduo di allevare sei figli da sola, ed il più delle volte ti sei ritrovata soffocata da problemi e responsabilità che non ti aspettavano di diritto. Ti sei sposata, il nuovo ambiente ti era astio, il padre dello sposo invidioso della tua nuova famiglia, stava sempre in campana per progettarti qualche piccolo dispetto, e non curante di tutto ciò, hai seguito fino all’ultimo giorno il supplizio della moglie malata, ti sei fatta carico di liti anche nel periodo della dolce attesa, sempre per portare avanti l’ideale che hai mantenuto fermo in te. Il resto della vita l’hai passato sopportando sempre grandi fatiche, una vita fatta di stenti anche quando in giovane età si è ammalato tuo marito. La sua salute messa in discussione da una malattia mai diagnosticata, le tue ansie, le tue pene, i viaggi a Roma, due bambini piccoli, i soldi che non ti bastavano mai, lo stipendio da finanziera era poco, e solo per le cure di tuo marito servivano 96.000 lire al giorno, per acquistare dei medicinali, sperando che gli sarebbero potuti servire per farlo migliorare. Ti sei ritrovata, negli anni ’80 un marito allettato, privo di sensibilità alle mani ed ai piedi, due figli piccoli, e nonostante tutto, da te stessa o dalla tua forte fede, hai trovato il coraggio di andare avanti. Eri anche a casa da sola quando, quella mattina, tuo marito in preda ad un infarto si è accasciato sulla sedia e con un’enorme forza e con le lacrime agli occhi, hai messo tutta te stessa e tutta la tua forte energia vitale per sostenerlo con la sedia e non farlo cadere, li hai guardato il viso del Cristo, quel santino che hai nel quadro in cucina e implorandolo hai semplicemente detto: “Ti prego aiutami tu che siamo rimasti solo noi due!” Fortunatamente, poi, è passata anche quella, ed ora ti ritrovi con una casa scaturita dal sudore di mille fatiche ed innumerevoli sacrifici, un marito che ti deve tutto e che ti ama, mantenendo vivo il sentimento per te dopo i 32 anni di matrimonio, i tuoi tre figli, e la voglia di andare avanti nonostante la vita per te non è mai stata semplice. Credo che di persone come te ce ne siano poche al mondo, sei il punto fermo di tutta un’esistenza, per questo e per altri mille motivi non smetterò mai di dirti: BUON COMPLEANNO, TI VOGLIO BENE, MAMMA.

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